Rivalutazione pensione: come funziona?

Scritto da Redazione il 18 marzo 2019

Rivalutazione pensione: come funziona?

Ogni anno, a gennaio, l’importo delle pensioni erogate dai vari enti previdenziali viene adeguato per tenere conto del costo della vita rilevato nell’anno precedente e misurato in via provvisoria. Un meccanismo sulla carta piuttosto semplice che però negli ultimi anni ha subito varie modifiche, quasi sempre in senso restrittivo. Vediamo come funziona.

Qual è il meccanismo di rivalutazione delle pensioni?

Le pensioni beneficiano della cosiddetta perequazione (o rivalutazione) automatica. Vuol dire che ogni anno il loro importo lordo viene incrementato in percentuale pari all’aumento del costo della vita dell’anno precedente, come misurato dall’indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati (Foi) nella versione "senza tabacchi". Per le pensioni che pagano l’Irpef (all’incirca quelle superiori a 8 mila euro l’anno) l’incremento netto risulterà un po’ più basso di quello lordo, proprio a causa dell’applicazione dell’imposta.

Come si passa dalla rivalutazione provvisoria a quella definitiva?

Alla fine di ogni anno l’incremento annuale dell’indice Foi viene determinato in via provvisoria sulla base di quello dei primi nove mesi e da gennaio quella percentuale di aumento è applicata alle pensioni. L’anno dopo si verifica la percentuale definitiva (insieme a quella provvisoria successiva) e, se i due valori differiscono, l’importo della pensione viene rideterminato di conseguenza in aumento o in diminuzione. Con la rata di gennaio arriva poi l’eventuale conguaglio per l’anno trascorso.

L’ancoraggio all’indice Foi garantisce la difesa del potere d’acquisto?

In generale sì, anche se naturalmente l’indice è una media di consumi molto diversi che non coincide con il "paniere" del singolo. In particolare i pensionati tendono a concentrare la propria spesa su alimentari, e generi di prima necessità, rispetto ad altri prodotti. Inoltre l’utilizzo dell’indice dell’anno precedente può creare uno sfasamento temporale, per cui magari in un anno di alta inflazione le pensioni vengono rivalutate poco perché l’anno prima l’aumento del prezzi era stato più contenuto, o viceversa.

A quali pensioni spetta la rivalutazione?

Originariamente (decreto legislativo 503/1992) la rivalutazione spettava a tutti i trattamenti nella misura del 100 per cento. Poi dal 2001 (legge 388/2000) è stata introdotta una differenziazione in base all’importo: rivalutazione piena sulla fascia di importo pari a tre volte il trattamento minimo Inps, al 90 per cento tra tre e cinque volte il minimo, al 75 per cento oltre le cinque. È importante notare che con questi criteri l’incremento veniva comunque attribuito a tutte le pensioni, anche se in misura limitata per la quota più alta dell’assegno. Nel corso degli anni sono state applicate diverse varianti, tra cui anche l’esclusione totale dalla rivalutazione dei trattamenti più elevati. Per il 2012 e il 2013 sono state rivalutate solo le pensioni fino a tre volte il minimo e nessun incremento è stato riconosciuto sopra questa soglia: questo sistema però è stato dichiarato illegittimo dalla Corte costituzionale ed il governo ha dovuto riconoscere anche ai trattamenti superiori una parte di aumento. Nel 2014 e nel 2015 poi la rivalutazione è stata applicata in modo diverso: in percentuale decrescente in base all’importo della pensione, ma con effetto sull’intero ammontare. Questo meccanismo era in vigore anche nel 2016 ed è stato poi prorogato al biennio successivo: nel 2016 e nel 2017 tuttavia non è stato di fatto applicato perché l’indice Foi ha avuto un valore leggermente negativo, determinando una rivalutazione pari a zero (l’ipotesi di riduzione degli importi è esclusa per legge.)

Qual è il tasso di rivalutazione per il 2018 e con quali soglie si applica?

La rivalutazione provvisoria per il 2018 dovrebbe risultare pari in via provvisoria all’1,2 per cento. Questo tasso viene però applicato integralmente solo ai trattamenti fino a tre volte il minimo Inps dell’anno precedente, ossia 19.573,71 euro lordi l’anno corrispondenti a 1.505,67 euro al mese. Una pensione di questo importo mensile viene rivalutata fino a 1.523,74 euro. Fino a 2.007,56 euro al mese la rivalutazione è applicata al 95 per cento (dunque il tasso effettivo è l’1,14%, fino a 2.509,45 al 75 (0,9%), fino a 3.011,34 al 50 (0,6%), oltre questa soglia al 45 per cento (0,54%).

Come funziona la rivalutazione per chi ha più di una pensione?

L’incremento viene determinato in base all’importo complessivo dei trattamenti e poi distribuito in proporzione su ciascuno di essi. In questo modo ai fini delle limitazioni conta solo il totale.

Come funzionerà la perequazione dopo il 2018?

Dal 2019 scadrà il meccanismo in vigore dal 2014 e come confermato anche nell’intesa tra governo e sindacati di settembre 2016 si tornerà al più generoso schema previsto dalla legge 388/2000: rivalutazione piena fino a tre volte il minimo Inps, al 90 per cento sulla quota di pensione superiore a tre volte il minimo e al 75 sulla quota oltre le cinque volte il minimo.