Irpef: le proposte di riforma del Governo

Scritto da Redazione il 11 aprile 2019

Irpef: quali novità ci attendono nei prossimi mesi? Tra le proposte di riforma la protagonista è la flat tax, che tuttavia potrebbe trasformarsi in una dual tax con aliquote al 15% ed al 20% in base al reddito.

Irpef: le proposte di riforma del Governo

Irpef protagonista indiscussa degli ultimi mesi e di quelli a venire.

Il Governo sembra intenzionato a proseguire il piano di riforma avviato già dalla Legge di Bilancio 2019 per le partite IVA, passando ora a lavoratori dipendenti e pensionati ed alla possibilità di un primo assaggio di flat tax già dal 2020.

Il tema della riforma Irpef è di sicuro interesse per tutti, dipendenti, pensionati o professionisti, in quanto si tratta di una delle principali imposte applicate sui redditi dei contribuenti italiani.

Le opinioni in merito si distinguono tra chi si dichiara favorevole ad una flat tax al 15% per tutti e chi invece propende per una riduzione Irpef selettiva.

Non è chiaro al momento quale sarà il suo destino, perché ogni proposta di riforma si scontra con il nodo delle imponenti risorse necessarie.

C’è da dire che l’obiettivo del Governo (e soprattutto dell’ala leghista) è sicuramente quello di dare il via alla flat tax già dal 2020 anche per le famiglie, con la sostituzione delle attuali cinque aliquote Irpef con un’unica aliquota pari al 15%.

Una proposta estrema che al momento appare pressoché impossibile da realizzare, ma che potrebbe partire a fasi e dal 2020 con un’Irpef a due aliquote, pari al 15% ed al 20%, applicate in base al reddito complessivo dichiarato.

Facciamo quindi il punto sulle attuali proposte di riforma Irpef e sugli effetti per le famiglie.

Irpef: le proposte di riforma del Governo

L’obiettivo del Governo è quello di proseguire con la riforma Irpef con la Legge di Bilancio 2020, dopo le prime novità introdotte a partire dal 1° gennaio 2019 che hanno riguardato i titolari di partita IVA.

La necessità di ridurre il prelievo fiscale per le famiglie è parte delle misure che Lega e M5S hanno messo in programma all’interno del Contratto di Governo. Protagonista è la flat tax.

La sua introduzione sarà graduale, sia per la complessità della riforma Irpef che per quel che riguarda le risorse necessarie. Dal 2020 il piano è concentrarsi sulle famiglie.

Cosa potrebbe cambiare quindi?

Si pensa all’avvio di un Irpef a due aliquote, pari al 15% ed al 20% per i contribuenti con redditi più bassi. Dettagli ulteriori al momento non ve ne sono, se non fosse per il fatto che inizialmente la flat tax del 15% sarebbe rivolta ai contribuenti con redditi fino a 50.000 euro.

Tra le proposte del Governo inoltre vi è la tassazione su base familiare (secondo il modello francese) e non individuale.

Sommando il reddito complessivo della famiglia e dividendolo in base al numero dei suoi componenti si arriverebbe, secondo il Governo, ad una tassazione più equa e di maggior vantaggio soprattutto per le famiglie con figli.

Ad affiancare le proposte di riforma Irpef del Governo vi è tuttavia un’altra necessità: quella di riordinare il sistema di detrazioni, deduzioni e bonus fiscali.

Riforma Irpef, con la flat tax possibile abolizione di bonus e detrazioni fiscali

L’avvio di una riforma dell’Irpef e l’introduzione graduale della flat tax si lega a doppio filo alla necessità di riordinare il sistema delle agevolazioni fiscali riconosciute ad oggi.

Si tratta dell’insieme di bonus, detrazioni e deduzioni fiscali riconosciute, ad esempio, per le spese scolastiche, per i lavori di riqualificazione edilizia o per le spese d’affitto e del mutuo.

Non è attualmente chiaro quali spese saranno colpite dalla la spending review necessaria per far partire la riforma Irpef.

C’è da sottolineare tuttavia che proprio la flat tax prevede, per sua natura, l’abolizione del sistema di detrazioni fiscali Irpef riconosciute ai contribuenti, sostituite da una deduzione fissa pari a 3.000 euro per ciascun componente del nucleo familiare (da calcolare in base al reddito complessivo).

Una conseguenza che se da un lato consentirebbe allo Stato di risparmiare sulla spesa fiscale prevista, finirebbe col rendere la flat tax poco conveniente. Ad essere svantaggiate sarebbero soprattutto le famiglie con redditi più bassi, che già oggi riducono in maniera notevole l’Irpef dovuta grazie proprio alle detrazioni fiscali.

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