Rivalutazione monetaria: come funziona?

Scritto da Redazione il 27 marzo 2019

Rivalutazione monetaria: come funziona?

Sul piano legale si può porre l’esigenza di rivalutare una somma di denaro ad esempio per adeguare l’importo dei canoni di affitto oppure degli assegni familiari. Sul piano storico conoscere il valore passato della moneta permette di fare utili comparazioni. Vediamo come da vicino come funzionale il meccanismo della rivalutazione basato sugli indici.

Cosa vuol dire rivalutare una somma rispetto a un certo periodo storico?

Vuol dire applicare a quella somma un coefficiente corrispondente all’incremento del livello generale dei prezzi tra il periodo in questione e il presente. In questo modo la rivalutazione ci dice approssimativamente qual è la somma che oggi sarebbe necessaria per acquistare una quantità di beni e servizi equivalente a quella che sarebbe stata acquistata all’epoca con l’importo di allora.

Con quale indice dei prezzi viene fatta la rivalutazione?

In Italia l’Istat calcola tre diversi indici dei prezzi al consumo:

  • il Nic, che riguarda l’intera collettività,
  • il Foi (famiglie di operai e impiegati)
  • l’Ipca, i cui criteri sono armonizzati con quelli usati a livello europeo (ad esempio include l’effetto dei saldi stagionali).

Per maggiori dettagli si può consultare questa pagina sul sito dell’Istat; comunque la differenza tra i tre indici è limitata. Il Foi è il più antico e dunque per motivi di continuità storica è quello usato per la rivalutazione, nella versione al netto dei tabacchi.

La rivalutazione effettiva è la stessa per qualsiasi categoria di prodotti?

Naturalmente no. L’incremento dell’indice ci segnala la crescita del livello generale dei prezzi: ma in realtà alcuni sono cresciuti di più, altri di meno. Dunque se il prezzo di una determinata categoria di beni acquistati in passato (ad esempio i pc), dopo che è stata applicata la rivalutazione monetaria, risulta più alto di quello attuale, vuol dire che il costo reale di quei prodotti è effettivamente diminuito rispetto al periodo preso in considerazione.

Ha senso calcolare il valore in moneta attuale di un prodotto di molti anni fa?

Ha senso, ma con alcuni limiti che bisogna tenere presente. Si può dire che un’automobile acquistata 40 anni fa oggi costerebbe ad esempio 12 mila euro, ma naturalmente un’auto comprata oggi a quel prezzo è per molti aspetti un prodotto superiore, almeno dal punto di vista della tecnologia che incorpora.Per non parlare del confronto tra un telefono cellulare degli anni Novanta e uno smartphone di oggi.

La rivalutazione monetaria può essere applicata anche alle retribuzioni?

Sì, ma i coefficienti di rivalutazione sono derivati appunto dagli indici dei prezzi e non da quelli delle retribuzioni, le quali normalmente dovrebbero crescere un po’ più dell’inflazione seguendo l’andamento dell’economia. Per cui in teoria la rivalutazione di uno stipendio del passato dovrebbe indicare, per una mansione perfettamente equivalente, un valore un po’ più alto di quello attuale.