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Cos'è l'Irpef e come funziona

Da un punto di vista quantitativo è l'imposta più importante del sistema tributario italiano; e riguarda oltre 40 milioni di contribuenti. Il suo funzionamento non è del tutto immedediato: ecco alcuni punti che possono essere utili per farsi un'idea dei pincipali meccanismi in base ai quali viene applicata e calcolata.

Che cos'è l'Irpef?

L'Irpef (imposta sul reddito delle persone fisiche) è nata con la riforma tributaria del 1973. Sono soggette all'imposta le persone fisiche e in alcuni casi le società, che però la versano attraverso i soci. Chi risiede in Italia paga sui redditi prodotti in patria o all'estero, mentre i non residenti pagano per i redditi prodotti nel territorio italiano. Il gettito Irpef complessivo è di circa 170 miliardi di euro l'anno, oltre un terzo del totale delle entrate tributarie complessive.

Come funziona l'Irpef?

L'Irpef è un'imposta progressiva: vuol dire che la quota percentuale di reddito assorbita dall'imposta aumenta in proporzione al reddito stesso. Ad esempio nel caso di un lavoratore dipendente se il reddito è di 20.000 euro l'imposta dovuta è pari a circa il 17 per cento, mentre con 50.000 euro si arriva a oltre il 30. Questo risultato è ottenuto con l'applicazione di aliquote crescenti sui diversi scaglioni di reddito ed inoltre di deduzioni dal reddito e detrazioni d'imposta.

Come si applica il meccanismo delle aliquote?

L'imposta lorda viene calcolata applicando ad ogni scaglione una diversa aliquota di prelievo. Le aliquote nominali attualmente in vigore sono il 23 per cento fino a 15.000 euro, il 27 oltre 15.000 e fino a 28.000, il 38 fino a 55.000, il 41 fino a 75.000 e il 43 oltre questo livello. Così ad esempio su un reddito imponibile di 25.000 l'imposta lorda è uguale al 23 per cento dei primi 15.000 euro (3.450) più il 27 per cento per i restanti 10.000 (2.700) quindi 6.150. Su 90.000 l'imposta lorda è pari a 31.870 (15.000 X 0,23 = 3.450 + 13.000 X 0,27 = 3.510 + 27.000 X 0,38 = 10.260 + 20.000 X 41 = 8.200 + 15.000 X 0,43 = 6.450).

Come agiscono le detrazioni?

Le detrazioni permettono di ridurre l'imposta lorda, determinando così quella netta. Vengono riconosciute per spese sostenute dal contribuente, oppure sono legate alla sua condizione, come quella di lavoro dipendente, pensionato, persona che ha familiari a carico e così via. Possono essere in misura fissa oppure decrescente al crescere del reddito. Ad esempio viene riconosciuta una detrazione pari al 19 per cento della spesa sostenuta per gli interessi passivi dei mutuo fino a ad un massimo di 4.000 euro: quindi dall'imposta possono essere detratti fino a 760 euro. Nel caso di un lavoratore dipendente con reddito di 25.000 euro la relativa detrazione vale 1.113,30 euro: sotratta all'imposta lorda (6.150) dà un'imposta netta di 5.036,70 euro.

In che modo le detrazioni contribuiscono alla progressività dell'imposta?

Se le detrazioni sono decrescenti al crescere del reddito, come quelle per lavoro o pensione o per carichi familiari, un incremento di reddito provoca, oltre all'eventuale passaggio allo scaglione superiore e quindi ad un'aliquota più alta, anche la riduzione dell'importo della detrazione stessa e di conseguenza l'aumento dell'imposta netta. Anche per questo motivo chi guadagna di più ha una maggiore incidenza percentuale del prelievo, ovvero versa al fisco una quota maggiore del proprio reddito.

Cosa sono le deduzioni?

Con la deduzione un certo importo viene sottratto dal reddito imponibile prima che su questo vengano applicate le aliquote dell'imposta e quindi fatto diventa esente dalla tassazione. Il conseguente "sconto" corrisponde all'aliquota che si sarebbe pagata su quell'importo. Così ad esempio deducendo 1.000 euro da un reddito di 30.000 questo scende a 29.000 e si risparmiano 380 euro ovvero il 38 per cento dell'importo dedotto (risparmio a cui si aggiunge quello delle addizionali non pagate).

Cosa si intende per aliquota media?

L'aliquota media effettiva è data dal rapporto percentuale tra imposta netta e reddito imponibile. Ad esempio per un lavoratore dipendente con reddito di 20 mila euro l'imposta dovuta è pari a 3.461 euro ovvero il 17,3 per cento: questa è l'aliquota media, che quindi risulta più bassa delle aliquote marginali applicate, ovvero, il 23 e il 27 per cento: è l'effetto della detrazione per lavoro dipendente.

Cosa si intende per aliquota marginale?

L'aliquota marginale è quella applicata sull'ultima porzione di reddito e con la quale verrebbe quindi tassato l'importo derivante da un suo incremento. Ad esempio per un reddito di 30.000 euro l'aliquota marginale è il 38 per cento: se il reddito aumenta di 1.000 euro 380 vengono assorbiti dall'Irpef. Ma al di là di quella nominale, l'aliquota marginale effettiva è normalmente più alta, perché all'effetto dell'aliquota si aggiunge quello delle minori detrazioni per lavoro ed eventualmente per carichi di famiglia conseguenti all'incremento del reddito.

Esiste una no tax area? Di che cosa si tratta?

"No tax area" è il nome non tecnico della soglia di reddito entro la quale l'imposta dovuta è pari a zero. Non si tratta di un'esenzione fissata direttamente dalla legge, ma del risultato dell'applicazione delle diverse detrazioni per lavoro dipendente o pensione o da lavoro autonomo, che sono decrescenti al crescere del reddito. Di conseguenza la no tax area varia a seconda delle diverse categorie di contribuenti: è pari a circa 8.145 euro per i lavoratori dipendenti, a 7.750 per i pensionati, a 4.800 per i lavoratori autonomi. Tenendo conto anche delle detrazioni per familiari a carico, la no tax area per una famiglia monoreddito formata da due genitori e due figli è di circa 16.340 euro. L'azzeramento dell'Irpef porta con sè quello delle relative addizionali regionale e comunale.

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