Che cos'è.

 L'Irpef (imposta sul reddito delle persone fisiche) è nata con la riforma tributaria del 1973. Un'altra riforma approvata nel 2003 stabilisce la sua sostituzione con l'Ire (imposta sul reddito): in realtà però il cambiamento di nome non è mai divenuto effettivo e tutti documenti ufficiali, compresi i modelli di dichiarazione, continuano a parlare di Irpef. Sono soggette all'Irpef le persone fisiche e in alcuni casi le società, che però la versano attraverso i soci. Chi risiede in Italia paga sui redditi prodotti in patria o all'estero, mentre i non residenti pagano per i redditi prodotti nel territorio italiano. Il gettito Irpef complessivo è di circa 130 miliardi di euro l'anno, oltre un terzo del totale delle entrate tributarie complessive.

Come funziona.

 L'Irpef è un'imposta progressiva: la percentuale del prelievo aumenta in base al reddito. In passato questa progressività era ottenuta con aliquote e scaglioni. In seguito sono stati inseriti altri elementi come le detrazioni e più recentemente il sistema di deduzioni noto come "no tax area". Nel 2007 si è tornati alle detrazioni. La conseguenza di queste continue innovazioni è che anche in casi relativamente semplici non è facilissimo farsi un'idea dell'imposta dovuta mediante un semplice calcolo con carta e penna. Ad esempio con il sistema in vigore nel 2006 le aliquote venivano applicate su un imponibile ridotto dalla deduzione (tanto maggiore quanto più il reddito è basso): proprio determinare l'importo della deduzione risulta un po' laborioso. Dall'anno seguente invece le detrazioni, variabili, riducono l'imposta calcolata in base alle aliquote. Questo sito vuole offrire la possibilità di valutare con un colpo d'occhio il peso dell'Irpef: comprende quindi solo gli elementi base, la situazione lavorativa e quella familiare, tralasciando altri sgravi fiscali ai quali il singolo contribuente può avere diritto.

Un esempio di calcolo per il 2006.

 Per capire meglio facciamo un esempio di applicazione della cosiddetta "no tax area" in vigore fino all'anno fiscale 2006. Un lavoratore dipendente ha un imponibile di 20.000 euro. Gli spetta una deduzione teorica di 7.500 euro (3.000 euro è quella base uguale per tutti, cui se ne aggiungono altre 4.500 specifiche per i dipendenti). Per calcolare la deduzione effettiva si sommano i 7.500 all'importo fisso di 26.000 e poi si sottrae il reddito: 26.000+7.500-20.000=13.500. Questa somma viene divisa per 26.000: si ottiene (considerando solo le prime quattro cifre decimali) 0.5192 che è la percentuale di deduzione spettante: dunque 7.500*0.5192=3894 è l'importo che va sottratto al reddito di 20.000 euro, ottenendo 16.106. A questa somma si applica l'aliquota del 23 per cento (che vale fino ai 26.000 euro): dunque l'imposta dovuta è di 3.704,38 euro. Come si vede è un conteggio non diffile ma nemmeno immediato. Un meccanismo analogo è utilizzato per le deduzioni familiari.

Un esempio di calcolo per il 2007.

 Il meccanismo introdotto per il 2007 ripristina il principio della detrazione d'imposta, che però non è più fissa ma decrescente. Vediamo come cambia lo stesso esempio. Sul reddito di 20.000 euro del nostro lavoratore dipendente si applicano prima le aliquote. Dunque 15.000*0.23+5.000*0.27=3.450+1.350=4.800 euro: questa è l'imposta lorda. La detrazione base (al di sopra dei 15.000 euro di reddito) è di 1.338 euro. Va applicata in ragione della "distanza" dal tetto di 55.000 euro. Quindi (55.000-20.000)/40.000=35.000/40.000=0.875 (nel caso di più decimali si considerano al solito i primi quattro). 1338*0.875=1170,75 euro è la detrazione effettiva. Sottraendola dall'imposta lorda, otteniamo l'imposta netta: 4.800-1.170,75=3.629,25 euro. Le detrazioni familiari funzionano in maniera simile.

L'Irpef mensile.

  Le norme fiscali permettono di determinare l'Irpef per ciascun anno. Lavoratori pensionati e dipendenti però si vedono trattenere l'imposta direttamente nel cedolino dello stipendio o della pensione, ogni mese. Il calcolo mensile tiene conto del probabile reddito a fine anno, ma è comunque provvisorio e viene generalmente corretto con il conguaglio finale, oppure in sede di dichiarazione dei redditi, l'anno successivo.

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