Reddito dei genitori.

 Vanno inseriti gli imponibili Irpef, al netto delle voci non sottoposte a tassazione e degli eventuali oneri deducibili. Nel caso di reddito da lavoro dipendente occorre dunque accertarsi che non siano inclusi i contributi sociali. La cifra può essere digitata con o senza puntini di separazione per le migliaia. Sono ammissibili anche redditi non arrotondati, che contengono quindi la virgola seguita da centesimi di euro. Ma questi valori verranno comunque arrotondati all'unità di euro. Questo perché il confronto tra i genitori si concretizza solo in sede di dichiarazione dei redditi; e nelle dichiarazioni, a differenza di quanto avviene con i Cud delle aziende, le cifre sono arrotondate all'euro.

Figli a carico.

 Il calcolo tiene conto solo dei figli a carico per tutto l'anno. Nel caso di figlio minore di tre anni e disabile va indicata solo quest'ultima situazione: il relativo sgravio prevale sugli altri.

Sgravio complessivo.

 Il risultato del calcolo è lo sgravio complessivo che i due genitori possono ottenere con le varie soluzioni: cioè la somma delle riduzioni di imposta che spettano a ciascuno. Vengono esemplificate le tre situazioni più tipiche: divisione dell'onere dei figli al 50 per cento o attribuzione al 100 per cento all'uno o all'altro dei due genitori. Nell'ultima riga è evidenziata la soluzione più vantaggiosa, con le relative percentuali: l'amministrazione fiscale permette di suddividere l'onere con le modalità che i genitori preferiscono, e dunque con qualsiasi percentuale.